Trailer e recensione del film: Adorabile nemica


Harriet Laurel (Shirley MacLaine), ex-guru dell’advertising, è anziana e sola: aggressiva, sarcastica, sincera e giudicante fino all’esasperazione, ha fatto il vuoto intorno a sè. Dopo un tentativo di suicidio non riuscito, decide che, prima di riprovarci, vorrà essere ricordata con un necrologio alla sua altezza: contatta quindi Anne (Amanda Seyfried), che scrive necrologi per un giornale locale e sogna segretamente di diventare scrittrice. Trascorreranno del tempo insieme per ottenere un ricordo perfetto.
La visione di Adorabile nemica, diretto dal Mark Pellington del ben diverso The Mothman Prophecies, causa un corto circuito: si può ragionare sul film rimanendo all’interno della vicenda e dell’opera, oppure distanziarsene e ragionare solo sul significato che ha per la Shirley MacLaine attrice. E non è nemmeno così semplice scindere i due piani. Come film in sè, Adorabile nemica (furbo titolo italiano per l’originale The Last Word, “L’ultima parola”) è quanto di più prevedibile esista nel suo filone d’appartenenza: “carismatico protagonista anziano apparentemente burbero e intrattabile insegna senso della vita a giovane che non sa combattere e l’amerà dopo averlo detestato”. Non solo l’impalcatura generale è prevedibile, ma persino il ricorso a espedienti narrativi interni non spiazza mai: c’è una bambina di colore energica che comprende la “nonna” meglio della ragazza, c’è una malattia che incombe, ci sono le gag sul gap generazionale, ci sono spazi per un gigioneggiamento divertito di tutti gli attori, ci sono le lacrime. Soltanto forse il confronto con la figlia interpretata da Anne Heche ha uno svolgimento leggermente spiazzante, ma si parla di minime sfumature.
Distanziandosi però dall’aspetto filmico, e guardando l’operazione nel suo complesso, Adorabile nemica potrebbe rappresentare per Shirley MacLaine quello che la storia rappresenta per il suo personaggio. Per la maggior parte degli spettatori che non ricordino i suoi sguardi in L’appartamento (giusto per citare quello a cui chi scrive è più legato), la loro scoperta o riscoperta di Shirley è equivalente alla scoperta che Anne fa di Harriet. L’interpretazione della MacLaine, prima che efficace o espressiva (e lo è, ci mancherebbe!), è il veicolo con cui una donna tenace dal carattere particolare racconta se stessa nel mondo di Hollywood. Mai come in questo caso le foto giovanili del personaggio rompono la quarta parete, sgretolano l’impianto filmico modesto e chiedono una connessione diretta con una carriera, un’anima e un’artista che a 83 anni ha facilmente la meglio di Amanda Seyfried, che però le regge il gioco con un’evidente (e comprensibile) ammirazione.
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