Trailer e recensione del film: Come diventare grandi nonostante i genitori


Come tanti genitori, anche io vivo il dramma di una figlia entrata nel tunnel di Alex & Co.. Che poi, per carità, non è che questa popolarissima serie televisiva per pre-adolescenti sia il Male, intendiamoci: è una robina dall’edulcorazione perbenista della Disney, cucita su misura per il suo target, con tutti i limiti del caso, un target che però ha tendenze ossessive tali da far diventare un incubo perfino le serie di Aaron Sorkin, la filmografia di Billy Wilder o la Quinta di Mahler.
Allora vanno davvero fatti i complimenti a chi questo film l’ha prodotto con l’intelligenza (e l’astuzia commerciale) di tentare di farne qualcosa di più, rispetto a un semplice episodio espanso della serie tv. Qualcosa che riuscisse a parlare anche al pubblico dei grandi, dandogli l’illusione di assistere a qualcosa di diverso da quello che tutte le sere passa, loro malgrado – sui loro televisori.
Fin dal titolo, che non fa alcuna menzione del punto di partenza, Come diventare grandi nonostante i genitori ammicca a un pubblico più ampio di quello di Alex & Co., pur basandosi su una linea narrativa principale che è quella tipica della serie e pur facendo degli idoli dei giovanissimi i protagonisti (apparenti). Ma attorno a quella linea, Gennaro Nunziante ha tessuto un intreccio che da puramente ornamentale (i tanti personaggi di contorno adulti che regalano alleggerimento e risate agli spettatori coetanei) si fa quasi centrale quando si tirano le somme e si arriva a un finale “a sorpresa”, che getta una luce diversa su tutto quanto è accaduto prima, e sulla preside ben interpretata da una Margherita Buy che dà l’impressione di essersi divertita molto senza per questo impegnarsi poco.
In un certo senso, Come diventare grandi nonostante i genitori dà quasi l’impressione di riuscire a essere due film in uno, o comunque di avere una scrittura e una narrazione “multitasking”: c’è il film di Alex & Co., diretto al pubblico di Alex & Co., fedele alla linea di Alex & Co. e fatto solo più elegante e gradevole all’occhio dalla regia di Luca Lucini, che non è di certo quella degli episodi tv; e poi c’è il film sotterraneo, quello che segue i grandi anche quando questi grandi sembrano solo di supporto, per poi rivelarsi qualcosa di più. Due film che procedono intrecciati, hanno i loro punti di contatto ma non si mescolano, davvero, mai. Genitori da una parte, figli dall’altra.
Così, i fan di Alex, Christian, Emma, Sam e Nicole sono contenti, e i loro genitori non si annoiano troppo, per sentirsi anzi quasi gratificati e supportati da una storia ne ribadisce il ruolo centrale e positivo, anche quando apparentemente secondario e oppositivo.
Poi certo, quella di Come diventare grandi nonostante i genitori è un’operazione prettamente industriale, fin troppo artificiale ed equilibrata, ma se i piccoli avevano vittoria facile, per gli adulti – diciamoci la verità – poteva andare molto peggio. E non si può non rimanere ammirati dall’equilibrismo di Nunziante, dalla sua capacità – già mostrata nei lavori a quattro mani con Checco Zalone – di centrare con spietata nonchalance battute che ci inchiodano alle nostre piccole ipocrisie e grandi idiosincrasie di adulti e genitori, fornendo il testo di una punteggiatura di battute quasi invisibili ma d’effetto.
E se, rispetto a quanto accade sul piccolo schermo, si regista il felice ingresso di un nuovo membro della band di Alex, un pianista interpretato (bene) da Emanuele Misurata, personaggio ben scritto e scanzonato, complimenti anche a chi ha scelto caratteristi come Paolo Pierobon e Sergio Albelli per i ruoli genitoriali.
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