Trailer e recensione del film: Baby Boss


La sacrosanta voglia/esigenza di organizzare un intrattenimento indoor per i propri bambini nel weekend è da molti anni ormai soddisfatta anche dal cinema, grazie ai numerosi film d’animazione che arrivano nelle sale. Solo nel 2016 ne sono usciti sul mercato italiano una trentina, questo significa che qualche mente deve spremersi un po’ di più perché il proprio prodotto si possa distinguere dalla massa. Baby Boss in questo senso centra l’obiettivo con un’originale storia, stravagante e coraggiosa abbastanza nel dire senza mezze misure che i neonati sono dei grandi rompiscatole. Affettuosamente, s’intende.
La storia non fa le solite strizzatine d’occhio agli adulti con battute isolate, qui c’è proprio un sottotesto che un genitore può comprendere benissimo. Si accenna alla bassa natalità, alla scelta di avere animali domestici in casa invece dei figli, alle capriole di mamme e papà di fronte alla fonte di inesauribili richieste che può essere un bambino. Forse proprio per questo motivo il punto di vista dell’intera storia è quello di Tim, 7 anni e mezzo, coccolato, inevitabilmente “viziato” perché abituato a ricevere tutte le attenzioni.
Attraverso la fervida immaginazione del ragazzino, che trasforma la realtà in avventure fantastiche ad occhi aperti, gli animatori si sbizzarriscono creando mondi colorati in evoluzione in cui ambientare vivaci sequenze d’azione. L’idea più dirompente però è la premessa narrativa dove esiste, lassù da qualche parte tra le nuvole, una corporation di neonati che gestisce il traffico mondiale di… neonati. Alcuni, appena “sfornati”, vengono inviati direttamente alle rispettive famiglie, altri hanno il presunto privilegio di entrare immediatamente a far parte dell’azienda. Questi ultimi non sono diversi dai workaholic business man o woman, che fanno del lavoro la propria vita, e Baby Boss occupa una posizione dirigenziale con una missione delicata.
Il film è diretto da Tom McGrath, co-creatore della trilogia di Madagascar, ma questo si direbbe un prolungamento del suo lavoro fatto su Megamind. Il regista conferma ancora di saper maneggiare molto bene la commedia. Baby Boss getta basi solidissime su cui erigere la sua storia surreale e il meglio di sé lo offre proprio finché resta in zona creatività. I battibecchi tra Tim e il nuovo arrivato sono irresistibili, sia per dialoghi sia per interpretazioni (Alec Baldwin è perfetto a doppiare Baby Boss, come perfette sono le voci del doppiaggio italiano). Il calo, perdonabile, arriva quando il film si “normalizza” andando a replicare l’escalation di eventi e sentimenti già visti tante altre volte, quando i due si coalizzano per sconfiggere un nemico. Geniale l’aereo di soli Elvis che volano verso Las Vegas.
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