Trailer e recensione del film: Pirati dei Caraibi la vendetta di Salazar


Caduto in bassa fortuna, Jack Sparrow (Johnny Depp) viene coinvolto dal giovane Henry Turner (Brenton Thwaites) e dall’astronoma accusata di stregoneria Carina Smyth (Kaya Scodelario) nella ricerca del Tridente di Poseidone. Il suo recupero può spezzare qualsiasi tipo di maledizione, e per diverse ragioni tutti i personaggi ne hanno bisogno, in particolare Jack, che ha un conto in sospeso con il vendicativo non-morto capitano Salazar (Javier Bardem), a sua volta un problema per gli affari di Capitan Barbossa (Geoffrey Rush).
Nonostate il quarto capitolo della saga dei Pirati dei Caraibi, Oltre i confini del mare (2011), fosse stato un grandissimo successo di pubblico, la sensazione che la saga si reggesse con una certa difficoltà, voltando le spalle alla trilogia originale, aveva attanagliato gli animi dei fan. Forse anche per questa ragione il nuovo Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar tenta di riconnettersi in modo più concreto e pedante alle prime tre storie: la sceneggiatura del Jeff Nathanson di Prova a prendermi, nuovo arrivato nei Caraibi, cerca quindi, senza nemmeno nasconderlo troppo, di ricalcarne le dinamiche. A prescindere infatti da una caratterizzazione diversa, il rapporto e il ruolo di Henry e Carina richiamano quelli di Will ed Elizabeth, e sfidiamo qualunque appassionato del ciclo a guardare il Salazar di Bardem senza pensare al primo Barbossa o al Davy Jones di Bill Nighy in La maledizione del Forziere Fantasma.
La strategia dell’imitazione è messa in atto anche nella periferia del racconto: il ruolo che qui ha il Will Turner di Orlando Bloom è speculare a quello di suo padre che fu interpretato da Stellan Skarsgaard, e persino il cameo di Keith Richards viene riletto con un (goffo) cameo di Paul McCartney. Può sembrare ovvio che in un sequel si utilizzino stilemi delle opere precedenti come regole da seguire, solo che in questo caso suonano come una mezza sconfitta, dopo un quarto capitolo che aveva pur cercato rotte leggermente diverse, rimestando le carte nautiche. In parole povere, in La vendetta di Salazar c’è molto più fanservice che in Oltre i confini del mare, a volte servito crudo, a volte con un certo trasporto emotivo sincero, specialmente nel climax drammatico del quale non possiamo rivelarvi nulla.
Pur faticando a trovare una sua identità per gli aspetti che abbiamo discusso, La vendetta di Salazar riporta comunque la coreografia della saga più vicina alla visione del suo autore originale, Gore Verbinski: nel quarto capitolo la leggerezza stilizzata e musical della regia di Rob Marshall aveva rallentato il gioco, mentre qui la coppia norvegese Joachim Rønning & Espen Sandberg, di estrazione legata alla pubblicità e agli effetti visivi, ex-scuderia Luc Besson, si trova decisamente più a suo agio. I registi non temono gli eccessi barocchi di computer grafica che forse erano mancati ai fan, e si appoggiano sulle spalle di Johnny Depp che, nonostante le ultime vicissitudini da tabloid e un periodo poco felice, vive di rendita su una caratterizzazione ancora divertente.
A conti fatti Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar intrattiene, con un passo più cadenzato rispetto al predecessore, ma non riesce a rispondere alla domanda fatidica: c’è davvero ancora qualcosa di nuovo da raccontare oppure i proverbiali remi li possiamo tirare in barca senza troppi rimpianti?
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